La pandemia da Coronavirus sta mettendo a nudo i limiti di organizzazione della rete del nostro Servizio sanitario. La carenza di dispositivi di protezione, di risorse professionali e di mezzi, resa ora evidente dalla grave situazione di emergenza, è il sintomo di una condizione sistemica deficitaria ben più profonda, radicata e grave.

L’assenza di strategie unitarie all’interno del Paese è l’immediata conseguenza di un Sistema sanitario frazionato in 21 autonomi sottosistemi regionali, che non comunicano tra loro e che sono privi di autorevole regia e coordinamento nazionale. Ciascuna regione negli ultimi decenni ha così
privilegiato ora le acuzie ora l’assistenza territoriale con inammissibili diversificazioni.

In Sicilia con la Legge 5 dell’Aprile del 2009 si è realizzata una grande riorganizzazione, finalizzata a garantire la continuità assistenziale tra ospedale e territorio, puntando sulla presa in carico del paziente al quale devono essere assicurate le cure più appropriate all’interno di percorsi prestabiliti.

E’ vero che sono stati fatti importanti progetti di riordino e di riqualificazione, ma, dopo una prima fase di reale cambiamento, i progetti avviati sono stati modificati e limitati se non arrestati dai governi successivi, colpevoli di non avere dato vita a soluzioni alternative, e di avere privilegiato interessi, piccoli e grandi e, soprattutto, i localismi.
L’attuale emergenza rende obbligatoria una prima riflessione: è ormai ineludibile la riqualificazione della rete sanitaria partendo dal territorio, riservando a pochi e grandi ospedali le acuzie, cosi da reintegrarli pienamente nelle loro finalità di alta specializzazione, chiudendo i
piccoli ospedali, che nel territorio non sono altro che serbatoi di cronicità e assolutamente inadeguati a fronteggiare situazioni di emergenza,  e potenziando, invece, i presidi territoriali di assistenza o Case della salute, ove fare convergere anche la Medicina generale.

Sarebbe questo un approccio di buon senso e di sana ed efficiente organizzazione, idonea a mettere a regime le potenzialità del nostro Servizio Sanitario e privilegiare il diritto alla salute, costituzionalmente garantito.
In questi giorni non emerge il ruolo dei due dipartimenti della struttura organizzativa dell’Assessorato alla Salute, il DASOE (Dipartimento Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico) e il DPS (Dipartimento per la pianificazione strategica), e la creazione di una sovrastruttura commissariale per la gestione dell’emergenza del Coronavirus corre il rischio di determinare maggiore confusione in una situazione che invece richiede linearità e trasparenza dei processi.

La pandemia da Coronavirus ci sta indicando una nuova strada da percorrere, con la speranza che, una volta superata l’emergenza, non si ritorni alle vecchie logiche del passato.
 

Giuseppe Pecoraro
Presidente di Innovazione per l’Italia
– Centro studi sulla Sanità e la Pubblica Amministrazione –